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IRRIDUCIBILI DELLE TENDE, L’AQUILA 19 OTTOBRE 2009

Tra gli irriducibili delle tende anche gli studenti

Forse non tutti sanno che …….. tra tutte le tendopoli dell’Aquila ce ne è una anche a Coppito, nella sede di alcune Facoltà Universitarie.

Gestita dalla Protezione Civile sin da aprile accoglie studenti che per necessità diverse devono fermarsi a L’Aquila.

La tendopoli è ancora lì e fa servizio foresteria. Ma nessuno ne parla. Gli studenti Universitari si avvicendano per fare esami, seguire lezioni, in breve, per fare la vita universitaria.

Stasera dormono lì circa 40 studenti, ma si raggiungono punte di 100 presenze e le prenotazioni si susseguono fino ad occupare anche il mese di novembre (per verifica o prenotazioni telefonare al numero 0862/701817 24 ore su 24). La richiesta è talmente pressante che ora si consiglia loro di portarsi coperte e lenzuola!!

Ritengo importante che qualcuno ne parli e che ci si renda conto che tra i cosiddetti “irriducibili” ci sono anche centinaia di studenti. Che non possono andarsene e che non hanno scelta.

Scrive una mamma siciliana (lettera firmata): “Scrivo dalla Sicilia sono la mamma di un ragazzo di diciannove anni che si è inscritto nel corrente anno accademico presso l’Università dell’Aquila e la ringrazio molto per l’accoglienza riservata a questi ragazzi. Ale è partito lunedì scorso da casa dove lei può ben immaginare come stava ,adesso è lì da voi sotto una tenda, al freddo senza un alloggio perché impossibile trovarne uno neppure pagando cifre esorbitanti. A questo proposito voglio evidenziare che siamo una famiglia di cinque persone con solo  il reddito della pensione di invalidità di mio marito.”

Ecco, questo è l’aiuto alle giovani generazioni che per ora si ha nella nostra città.

Andiamo tutti insieme a Coppito domani sera a vedere come fanno a resistere con questo freddo? Parliamo anche di loro.

Giusi Pitari

ADOTTIAMO UNO STUDENTE!

Io capisco quanto sia difficile dipanare la matassa aquilana creatasi con il sisma del 6 aprile, ma comprendo anche come alcune soluzioni, seppur degne di nota, vista la situazione, siano in realtà poco attente alle esigenze dei giovani, in generale. Io sono convita che tanti ragazzi sceglieranno ancora L’Aquila e si adatteranno a tanti sacrifici, ma come madre vedo anche che nessuno si è posto in maniera davvero realistica nei confronti del problema.

La formazione Universitaria coincide con un periodo formativo globale dei ragazzi e la scelta della sede ove studiare spesso è dettata da fattori completamente avulsi da quelli che stiamo considerando. I ragazzi, sia che siano fuori sede che in sede, durante il percorso Universitario si formano come uomini e donne intessendo relazioni tra di loro che li segnano per la vita. E’ pur vero che anche il terremoto li formerà come uomini e donne di questo secolo, ma a loro non possiamo chiedere sacrifici più grandi di quello che riescono a comprendere o semplicemente a concepire.

I nostri ragazzi Universitari sono ora, per gran parte fuori sede (Aquilani e non). Fuori sede forzati da un evento naturale e distruttivo che ha fatto perdere loro amici, parenti, case, certezze. Noi come genitori non possiamo sottrarli ai sacrifici, è giusto che li facciano per non pensare, ancora una volta, che i loro genitori li salveranno continuando a farli vivere nella bambagia.

Ma io non ho dimenticato chi ero 30 anni fa, forse perché il periodo a L’Aquila, come studente fuori sede, è stato il periodo più bello della mia vita, così bello che sono rimasta in questa città. Penso spesso a cosa avrei fatto a quell’età se la città dove mi stavo formando avesse subito un terremoto. Non so, ma se ripenso all’attaccamento che avevo con le mie aule, le mie biblioteche, i miei professori, i locali serali (ben pochi all’epoca), le serate con i miei colleghi di ventura, il sapore di libertà che avevano i miei fine settimana lontani della mia famiglia, bè, penso che l’avrei riscelta. La casa nella quale vivevo, a via Strinella, è intatta dopo il terremoto e sarei tornata lì, ospitando qualche mio amico meno fortunato di me. Mi sarei anche chiesta dove avrebbero alloggiato i miei colleghi, aquilani e non, e a saperli lontani, magari a Rocca di Mezzo o a Cagnano, o a Barete o a Montereale, mi avrebbe gettato in uno sgomento che forse, mi avrebbe fatto cambiare idea.

E forse avrebbero cambiato idea anche quelli che, meno fortunati di me, avrebbero dovuto “accontentarsi” di un posto letto a 130 Euro in un piccolo paese senza neanche avere l’assicurazione di un trasporto che, senz’altro verrà, ma sicuramente non sarà né serale né tanto meno notturno. I miei amici mi avrebbero detto: “Devo andare in un paese che non conosco, dove pago l’affitto e non avrò la possibilità di incontrare la sera i miei colleghi né i miei professori.” Sì, perché L’Aquila era anche questo. Una città dove alla sera incontri nei luoghi che , sono certa, risorgeranno (magari non in centro) , professori e amici, una città nella quale capita, al Boss, la sera, di parlare di una lezione del mattino con il tuo prof o con i tuoi colleghi, davanti ad un bicchiere di vino. L’Università porta i giovani a socializzare, a confrontarsi, anche a fare baldoria, ma questa è la vita Universitaria. I miei amici sarebbero andati via tutti, se la sola possibilità concreta fosse stata quella di dividersi da questa partecipazione.

Poi, non sono maliziosa, ma mi chiedo come mai questi alloggi nei paesi limitrofi non siano stati disponibili da subito per le famiglie aquilane. 300 famiglie, più o meno (togliendo le foresterie forse 250) avrebbero potuto alloggiare in case sicure (???) sin da ora e avvicinarsi ai loro luoghi di lavoro, invece che essere costrette a percorrere chilometri trafficatissimi, quelli che li separano dal loro lavoro.

Non sono maliziosa, ma mi chiedo come mai l’affitto per gli studenti sia a posto letto, invece che a metri quadrati. Mi chiedo se una casa di 60 metri quadri, con due camere che magari possono ospitare 4 studenti, sia giusto che venga affittata a 520 Euro mensili, per un anno, in un luogo dove, forse, a dire tanto, ne avrebbero guadagnati 300 e neanche per l’intero anno. Ma forse sto diventando maliziosa. E allora mi chiedo come mai sia possibile che camere alla Guardia di Finanza siano forse destinate ad Aquilani che hanno bisogno di tutto, ma anche della loro quotidianità, che non è da sottovalutare. Sento tanti che vorrebbero finalmente cucinare, rassettare la casa, fare il bucato nella propria lavatrice e non stare più in una camera dove si dorme solamente, senza alcuna intimità. Allora perché non vedere quali famiglie vogliono tornare, seppur in paese? E magari rendere disponibili i posti letto della Guardia di Finanza per i ragazzi Universitari (fuori sede e non) per farli vivere assieme? Per farli socializzare, scambiare, studiare insieme, innamorare? Perché no, questo?

Perché c’è stato il terremoto che ha cambiato la città e paghiamo tutti, ma noi adulti dobbiamo pensare anche ai nostri figli. Noi adulti per questi ragazzi che hanno pagato il prezzo più alto per il terremoto, perché in 55 sono rimasti sotto le macerie, dobbiamo fare di più.

Io ci penso in continuazione e, se avessi una casa agibile, adotterei uno studente, gratuitamente, perché la solidarietà non sono chiacchiere.

Nulla posso fare perché non ho una casa, ma lancio un appello a tutte le mamme che hanno una casa agibile: adottate uno studente, vi arricchirà la vita. Alcune mamme di Rieti lo hanno fatto, sono ringiovanite.

Dove la politica non può arrivare, arrivano le singole persone che capiscono, si adeguano, amano.

Chiunque sente di voler aderire a questo appello può scrivermi

Giusi Pitari

giusi.pitari@univaq.it

YES, WE CAMP!

AI GRANDI DEL MONDO

Egregi Grandi del Mondo,

sono una cittadina italiana, al momento terremotata in Terra D’Abruzzo, a L’Aquila, ove voi vi troverete per il Summit delle più grandi potenze mondiali.

Oltre ai grandi temi del futuro del mondo che, badate bene, mi stanno molto a cuore, vorrei che vi soffermaste sul fatto di trovarvi alla periferia di un capoluogo di regione che, col sisma del 6 aprile, ha ricevuto ingenti danni ed ha perso anche 307 vite.

Le persone che abitavano nella zona interessata dal sisma erano circa 80.000; ora questi stessi sono dispersi tra tendopoli, alloggi sulla costa, case agibili e alloggi di fortuna. Se oltre a farvi un giro nel centro città pretenderete di girare anche nelle zone attigue al centro, vi accorgerete di quali danni la città ha subito e di quante poche persone sono ora residenti in loco: sono sicuramente molte meno di tutte le forze dell’ordine spiegate per il Summit.

Tutte queste persone hanno solo un interrogativo: che ne sarà di noi? Perché se è vero che alcuni alloggi antisismici sono in costruzione, è altrettanto realistico che non tutti potremo rientrare in città. Io spero che almeno la metà di noi potrà risiedere in città il prossimo inverno. Ma ho paura che non sarà così.

Abbiamo un unico desiderio: che i lavori per la ricostruzione delle nostre case possano seguire lo stesso veloce iter che ha avuto la sistemazione della sede che vi ospita. Vorremmo avere i nostri appartamenti rimessi a nuovo in un mese, vorremmo guardare le nostre aziende rinascere a settembre, desideriamo rivedere tutte le nostre strade aperte, ci piacerebbe vedere subito le nuove strutture che ospiteranno le nostre scuole, avremmo desiderio di veder ripartire la nostra Università tramite la possibilità di ospitare gli studenti, avremmo desiderio di conoscere in tempo reale cosa si sta facendo con i soldi raccolti per noi, in un mese vorremmo che le tende che ci ospitano fossero portate via, vorremmo uno sforzo collegiale per avere un zona franca che nel tempo ci porterebbe a rialzarci.

Se avete tempo, parlate anche di questo, siete a L’Aquila, non altrove.

Una cittadina aquilana

Il mio piano “B”

G8, pronto il piano B!

Sono pronti addirittura due piani: uno totalmente “alternativo” al summit abruzzese e l’altro di “evacuazione”.

Sono arrabbiata, indignata, sgomenta!

L’Aquila è in mezzo a uno sciame sismico da molti mesi, troppi. L’apice lo abbiamo avuto il 6 aprile alle ore 3.32 con una scossa lunghissima di intensità 6,3.

Dopo alcune scosse più intense, il vertice del 31 marzo alla presenza di Bertolaso, ci diceva che dovevamo stare tranquilli e per noi non si preparò neanche il piano A.

Vagammo tutti come zombie quella mattina nella città, poi verso la periferia cercando di capire dove stavano arrivando gli aiuti. In mezzo ad un mare di automobili, di mezzi dei più svariati che arrivavano chissà da dove per andare chissà in quale posto e a fare chissà cosa. Non sapevamo nulla, nulla di nulla. Solo che dovevamo essere tranquilli.

Anche ora ci dicono che è tutto normale, anche se non si può escludere niente.

E’ molto interessante vedere come in men che non si dica sia stata costruita per il G8, una strada tutta nuova con un appalto di 3 milioni di Euro e che ci siamo chiesti tutti a cosa dovesse servire. E’ una via di fuga. Immagino che faccia parte del piano di evacuazione.

State tranquilli cari Aquilani, lo sciame che stiamo vivendo ora rientra nella normalità! Certo ieri quando la seconda scossa ci ha sorpreso, quella di magnitudo 4,1, eravamo ancora tutti fuori per digerire quella di magnitudo 3,4. Così il nostro piano A, fuggire immediatamente, ha funzionato ed abbiamo potuto vedere tutti, le nostre case tremare con la seconda scossa, quella che ha fatto innervosire i grandi della terra.

Anche le case in tipologia A hanno avuto un sobbalzo, quelle dove in molti sono rientrati, anzi son dovuti rientrare. Il piano A o B, non so, ce lo facciamo da soli. Io sono rientrata nella casa agibile di mio fratello e il mio piano A è dormire a piano terra con porta aperta. Il piano B è il mio camper, comprato appositamente per l’occasione con nessun contributo se non quello di autonoma sistemazione (200 Euro al mese), che ora finalmente posso andare a ritirare.

Mi piacerebbe sapere se la previsione di un piano B per il G8, addirittura alternativo alla sede Aquilana, sia solo un modo di tranquillizzare i grandi, o di allarmare noi. In questo secondo caso, ditecelo chiaramente, provvederemo di conseguenza. Gli aquilani sono gente quadrata, che sa cosa fare. Specie i piani B.

Il piano B per il G8 è come il Titanic: le scialuppe sono solo per i ricchi!!